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Grappa al Mandarino

Nella lingua italiana c’è una simpatica ambiguità nella parola ospite: designa, infatti, sia chi dona ospitalità sia chi la riceve. Allora io ringrazio Dantemag -mio Anfitrione- di ospitarmi nella illustre dimora virtuale e cartacea dove la pregevolezza italiana viene raccontata e a mia volta faccio gli onori di casa, in questo spazio dedicato al vino e alle sue storie dedicate al gusto. Ecco perche’ il direttore Massimo Gava a deciso di chiamare questa rubrica

 

Libiamo con gusto!”

 

I gusti – è risaputo- si uniscono come le anime: secondo affinità elettive e non sempre seguendo regole universali. Ma il mio diletto sta proprio nell’indagare questa sorta di corrispondenze di amorosi sensi che riportano alla memoria lo scaturire di un’emozione. Mi piace cercare di capire dov’è il luogo figurato dell’aggancio, il momento in cui si avverte la perfetta concordanza.

Mia nonna Rosina amava moltissimo gli aromi dei fiori e della frutta. Il suo giardino ed il suo orto, ai miei occhi di bambina, erano un mondo fatato, brulicante di colore e profumi. La inseguivo tenendola per la gonnella mentre la sua figura statuaria raccoglieva i frutti della terra.

Nonna Rosina, mamma ed io

Nonna Rosina, mamma ed io

Quest’immagine amena conosceva anche un retroscena profano e godereccio: come tutte le donne venete di una certa epoca – queste figure silvane indurite dai tempi difficili del dopoguerra – nonna usava scaldarsi il cuore con un goccio di grappa, a volte diluita nel latte o nel caffè, ma spesso anche liscia.

Ogni donna di stile in quell’ epoca, riceveva le amiche della parrocchia con i suoi celebri liquori fatti in casa e fra un partita di briscola e una di tresette anche il curato si faceva vivo per un assaggio di quelle prelibatezze.

Ricordo con nostalgia la grappa al mandarino, fatta da lei stessa e servita sovente a conclusione dei pranzi domenicali primaverili e che ad una certa età (sapere la quale farebbe probabilmente rabbrividire qualche lettore ) mi permisero di assaggiare. Fu non un invito ad ingollare qualsivoglia bevanda alcolica per raggiungere una sterile ebbrezza; ma al contrario, un insegnamento a capire il dettaglio del sapore secco e velato della grappa , combinato maestralmente alle nuance dolcissime e delicate del mandarino. La cosa veniva resa ancora più interessante, dall’ abinamento di questo elisir con I deliziosi biscotti rigorosamnte fatti in casa, a base di fiori di tarassaco e miele di castagno, che nonna preparava in occasione della prima fioritura di questa pianta, sempre abbondante nei campi in primavera.

Quei biscotti erano un armonia dei sapori quell’ oggettivo appagamento dato dal combinare insieme espressività diverse che sanno esaltarsi, mescersi, anche contrastarsi, con dovuta delizia del palato. Stimolare l’incontro di queste grazie è propriamente un’arte. E quale altra forma artistica entra più consapevolmente nel bagaglio culturale di chi ne usufruisce se non quella della tavola?

Da allora, non scordai mai la risposta e cercando nuovi intrighi e i segni di quest’arcana alchimia, sarà mia cura condividerne con voi le novelle. Eccovi le due mie prime ricette per chiunque voglia condividere con me questa ricerca sapori. Dunque, libiamo con gusto!

Grappa_MandarinoGrappa al Mandarino

La grappa al mandarino si ottiene facendo macerare in

  • 1 litro di grappa
  • 1 mandarino,
  • la buccia di 1 arancia,
  • la buccia di 1/2 limone con 2 chiodi di garofano.

Mettere il tutto in un luogo caldo per circa una quarantina di giorni, agitando il liquido di tanto in tanto. Infine filtrare il liquido e imbottigliare. Servire non prima di un mese dall’imbottigliamento.

Biscotti della nonna Rosina ai fiori di tarassaco

Per la preparazione di circa 30 biscotti ai fiori di tarassaco,

  • FioriTarassacoprocurarsi 30 fiori di tarassaco,
  • 2 uova,
  • 120 ml di olio di girasole,
  • 100 gr di farina 00,
  • 100 gr di amido di mais,
  • 100 gr di fiocchi d’avena,
  • 150 gr di miele di castagno o d’acacia,
  • 1 cucchiaino di estratto naturale liquido di vaniglia.

Lavare ed asciugare delicatamente i fiori. In una terrina unire la farina, l’amido di mais e i fiocchi d’avena e metterli da parte. In un’altra terrina sbattere l’uovo e con la frusta e amalgamare l’olio e il miele fino a raggiungere un composto omogeneo. Separare il petalo dalla parte verde del fiore e aggiungerlo al composto appena ottenuto. Poi unire la farina con i fiocchi d’avena, e creare un impasto denso abbastanza da essere modellato a biscotto sulla teglia ricoperta da carta da forno.

Infornare a forno caldo 180c per circa 10’-15’. L’unica accortezza e di non lasciarli cuocere troppo, anche qualora sembrino troppo morbidi, in quanto il calore accumulato durante la cottura porta a compimento l’opera anche fuori dal forno.

Semplici e insoliti. Ma ottimi per un palato raffinato.

Biscotti Nonna

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