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Depressione e Serotonina Un nome illustre della psichiatria inglese smitizza il collegamento terapeutico tra “l’ormone del buon umore”e la depressione.

“La convinzione diffusa che la depressione sia dovuta a bassi livelli di serotonina nel cervello è un mito ”  – lo sostiene uno psichiatra leader nella rivista scientifica British Medical Journal, che ridimensiona l’efficacia dei trattamenti volti ad aumentare la presenza nel cervello di tale sostanza.

 

La posizione di David Healy , Professore di Psichiatria presso l’unità psichiatrica Hergest nel Galles del Nord , punta ad evidenziare un equivoco terapeutico sulla correlazione di causa tra l’abbassamento dei livelli di serotonina e gli stati di depressione e che, come un dato di fatto, ha creato una conseguente ” commercializzazione di un mito . ”

– Con la sigla SSRI (Selective Serotonina Reuptake Inhibitors – inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) si indica un gruppo di farmaci entrato nel mercato alla fine del 1980, quasi due decenni dopo essere stato suggerito- scrive Healy- Un ritardo dovuto proprio alla ricerca di un’indicazione specifica.

Nei primi anni ’80, emersero forti preoccupazioni sulla dipendenza  dai tranquillanti; fu allora che si cominciarono a commercializzare gli SSRI per curare la depressione – “anche se erano farmaci più deboli dei vecchi antidepressivi triciclici, le aziende farmaceutiche hanno venduto l’ idea che la depressione fosse una malattia profonda annidata dietro le più superficiali manifestazioni di ansia”, -spiega Healy e l’approccio ha sortito un successo sorprendente. L’idea centrale era che gli SSRI potessero riportare i livelli di serotonina verso la normalità, andando così ad influire su uno stato depressivo, una nozione che si tramutò nell’idea che essi fossero il rimedio per uno stato dovuto ad uno squilibrio chimico”.

Nel 1990, nessuno sapeva se e come gli SSRI avessero sollevato o abbassato i livelli di serotonina – scrive Healy – e ancora non lo si sa. Non c’erano prove che il trattamento fosse corretto – sostiene.

Egli suggerisce che il mito sia stato “cooptato” da molti, compreso il mercato della medicina complementare, psicologi e riviste di settore. Ma,soprattutto, il mito ha cooptato medici e pazienti, li ha cioè coinvolti in un’iniziativa di reciproco consenso – dice – questa opportunità farmacologica ha fornito ai medici un modo veloce per comunicare con i pazienti. Nei pazienti, di contro, ha avuto forza morale e di aspettativa soprattutto perché questa terapia era confezionata, nella forma accattivante, che il disagio non è una debolezza. Grazie a quest’idea, si sono superati quegli scrupoli e quei pregiudizi che riguardavano l’assunzione di tranquillanti.

Nel frattempo, indica che altri trattamenti più efficaci e meno costosi, sono stati emarginati.

Egli conferma che la presenza di serotonina “non è irrilevante”, ma dice che questa storia pone la questione sull’importanza che medici ed altri soggetti hanno dato alle plausibilità biologica ed epidemiologiche. -” Può essere che una spiegazione meramente plausibile (ma mitica) della biologia e del trattamento abbia fatto sì che i dati oggettivi di sperimentazione clinica, fossero messi da parte? – si chiede- Le testazioni non mostrano segni di vite salvate o funzioni restaurate. Studi clinici insufficienti, commercializzati come prova dell’efficacia, possono rendere più facile l’adozione di un racconto mitico piuttosto che scientifico-biologico?”-

Queste domande sono importanti, dice – “In altri settori, i prodotti che usiamo, dai computer alle microonde, migliorano di anno in anno, ma questo non sempre accade nel caso dei farmaci, dove i trattamenti, anche di quest’anno, potrebbero raggiungere vendite di successo nonostante siano meno efficaci e meno sicuri rispetto ai modelli di ieri.

Gli studi scientifici emergenti, riguardo il cervello e le sue attività, offrono enormi possibilità di implementare qualsiasi quantità di neuro -chiacchiere. Abbiamo bisogno di capire il linguaggio che usiamo. Fino ad allora – conclude – salutiamo e ringraziamo la serotonina come panacea per ogni depressione”.

 

per maggiori informazioni:
http://www.bmj.com/cgi/doi/10.1136/bmj.h1771

This post is also available in: Inglese

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