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Il futuro dei droni

Gabriele Sannino analizza l’eccessiva tecnologia presente ormai nelle nostre vite e ne fa un ritratto distopico dal quale iniziare a tutelarci.

 

Gli attacchi terroristici compiuti da guerriglieri dell’ISIS stanno aumentando sempre più il livello di sicurezza in tutto il mondo. Senza accorgercene, stiamo arrivando ad uno stato di militarizzazione globale che si fa sempre più serrato. Secondo molti analisti siamo già nel mondo descritto da George Orwell nel romanzo 1984, anche se le masse non riescono a percepirlo completamente.

Come abbiamo visto in occasione dei festeggiamenti dell’ultimo Capodanno, si sono introdotte – in Italia e nel resto del mondo- misure di sicurezza a dir poco eccezionali, mentre i media mandavano interviste di persone che confermavano di “sentirsi maggiormente protette”.
Per quanto concerne la “sicurezza”, la tecnologia sta facendo passi da gigante: siamo già arrivati al face scan, l’eye scan e il finger scan (rispettivamente la scansione del viso, dell’occhio e dell’impronta digitale).

Oggi abbiamo droni di sorveglianza battezzati “Intellistreet” che possono registrare le nostre conversazioni da venti metri di distanza oltre che tracciare i nostri movimenti.
La compagnia aerospaziale Boeing si è assicurata il brevetto e la produzione di droni autonomi che possono essere ricaricati in volo e non hanno mai bisogno di atterrare.
Questi tipi di droni non vengono utilizzati nei paesi occidentali, ma – per adesso – solo nelle zone di guerra come “aerei spia”: i terroristi, però, possono essere ovunque, e il passo per introdurli dappertutto, magari in azioni volte a omicidi mirati, potrebbe essere breve. Questi “giocattolini” del resto sono così comuni che sono stati rinvenuti anche nella casa del terrorista Abdulkadir Masharipov – l’autore della strage al nightclub in Istanbul – insieme ad armi e denaro.

Nei teatri di guerra i droni sono armati e pilotati da militari americani seduti tranquillamente alle loro scrivanie, magari al Pentagono o in qualche base in California: il graduato o sottufficiale di turno, ogni mattina, arriva in una sala di comando e riceve l’elenco degli obiettivi e delle vittime da raggiungere, dopo di ché va a pranzo con i colleghi o va a prendere i figli a scuola.

Come si può facilmente intuire, se il drone prende il posto del militare, potrebbe facilmente sostituire anche il poliziotto o il vigile urbano nelle nostre città.
Qualcuno a questo punto potrebbe obiettare, affermando che tutto questo è impossibile: in realtà non capire che la società in cui viviamo oggi è già una società del “Grande Fratello” (visto il numero impressionante di telecamere che ci riprendono durante il giorno) significa non conoscere bene i fatti o non voler vedere come sono le cose.

I droni – al pari di ogni tecnologia – possono essere molto utili, ma il loro uso è già stato destinato ad altri scopi. Vengono fatti accettare alle masse, li “disegnano” come innocui, magari utili ad assistere o segnalare alle autorità, persone che si sentono male per strada o nei luoghi più impervi. Ma questo è solo il lato buono, in realtà c’è molto di più.
L’azienda di commercio statunitense Amazon sta investendo milioni di dollari sui droni e, in un futuro prossimo, punterà a queste tecnologie per consegne più veloci risparmiando sul costo del personale.

La realtà futura dunque sarà molto diversa: vedere droni in cielo che scorrazzeranno per mille motivi (come fare fuoco per proteggerci da atti criminali) sarà normale, anzi, per molti addirittura auspicato. Si potranno pure scontrare con altri droni visto il sovraffollamento, caderci in testa e creare seri rischi per l’aviazione. A proposito di collisioni aeree alcuni dati recenti dell’agenzia aereonautica inglese dicono che nel 2016 ci sono stati ben 13 “incontri ravvicinati” con aerei passeggeri su Londra, ma tutto questo sara’ comunque un minimo prezzo da pagare vista l’auspicata sicurezza che i media proclameranno da qui ai prossimi anni.
A questo punto una domanda sorge spontanea: come possiamo evitare questa distopia prima che ci venga imposto un ulteriore controllo sotto forma di impellente “necessità ”?
In realtà, la tecnologia nella quale affoghiamo, sta diventando cosi’ alienante che sta annichilendo l’uomo e la società.
Pensiamo a whatsapp, l’applicazione che ci permette di scambiare 30 miliardi di messaggi in un giorno, eppure il 48% delle persone oggi si dichiara piu’ solo di prima. A cosa serve tutta questa tecnologia se come risultato abbiamo solo una forma di controllo maniacale ed isolamento?
Perché vediamo in televisione una marea di esperti senza che diano soluzioni ?
Potrei andare avanti elencando questi paradossi, ma non posso evitare di citare una frase evocativa che Martin Luther King disse tempo fa “ Si possono dirigere i missili ma ci sono uomini sempre piu’ fuorviati ” .

Abbiamo dunque davvero bisogno, dei droni ?

Ebbene se l’uomo comune riuscisse a comprendere che questo eccesso di tecnologia, tutta questa iper-connettività e iper-velocità ha dei limiti ed in alcuni casi, sta diventando più un problema che una risorsa, rifiuterebbe ogni ulteriore forma di controllo, poiché lo sta conducendo verso uno stile di vita dove la libertà diventa sempre più un’astrazione.

Non sto dicendo di rinunciare alle tecnologie, ci mancherebbe altro, ma all’idea dell’eccessiva tecnocrazia nel nome della sicurezza, in quanto qui si rischia di minare ogni libertà presente e futura dell’uomo.

La tecnologia – oggi più che mai – deve essere al nostro servizio pero’è arrivato il momento che si faccia una seria riflessione su questi eccessi. Occorrono protocolli che vengano applicati seriamente sull’uso e l’abuso di questi strumenti macherati sottoforma di accertamento e marketing, che scaricano sempre piu’ le responsabilità sul cliente, senza che questo possa recedere o reagire in caso di “errore”.
Scindere il progresso tecnologico dal controllo distopico della società è ancora possibile: sta a noi prenderne coscienza nel nostro piccolo e cominciare a tutelarci.

 

 

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