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Michico Koshino un’icona di stile made in Giappone

Come si possono mescolare eccitanti idee con tessuti tradizionali a caratteristiche stravaganti ed eccentriche? Trovare un compromesso tra la tradizionale e riservata sobrietà dell’Oriente e la sfrontatezza occidentale? Michiko Koshino è una stilista giapponese che ha raggiunto questo obbiettivo ed il mondo attento allo stile l’apprezza proprio per questo. Ed ovviamente noi di Dante abbiamo l’esclusiva della sua intervista.

Di Massimo Gava

“Ho finito un vestito riciclando il tessuto di un paracadute”, dice Michiko dopo la mia prima domanda.  ” E come ti e venuta questa idea?”, chiedo con curiosità.

“Ne ho comprati trecento qualche tempo fa perché quando ho visto il materiale ho avuto una sensazione piacevole e stamattina mi sono svegliata con questa idea e così ho progettato il tutto”, mi dice sorridendo e mostrandomi  i bozzetti.  Certo, e’ quello che uno fa di solito appena si sveglia alla mattina, tira fuori un paracadute da un cassetto, ritaglia un modello e lo mette insieme! Elementare no? Dico guardando la sua assistente seduta vicino  e chiedendole se lei abbia  contribuito in qualche modo.

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“No no, no! “, mi risponde timidamente con un sorriso, “Quando Michiko sta creando un vestito, non vuole essere disturbata finché non l’ha finito, non importa che ora del giorno sia “

Non avrei mai pensato che ci fossero degli stilisti che lavorano ancora in questo modo al giorno d’oggi. Credevo che tutto fosse informatizzato e trasferito agli assistenti di produzione e così via, fino a raggiunge la Cina o il Bangladesh,  dovunque sia il posto più economico per produrre ed ottenere cosi il massimo profitto.

Quando mi è stato proposto di intervistare Michiko Koshino, ero un po’ riluttante: cosa avrebbe mai potuto fare di cosi davvero unico? Nell’ ambito della moda abbiamo già visto di tutto e di più, il settore è principalmente solo un  grande esercizio di marketing, dove la qualità dei prodotti stessi è l’ultima delle preoccupazioni.

Personalmente  non credo nelle etichettature di alcun genere e tanto meno che indossarne una possa definirci o renderci una persona diversa da quelli che siamo: in breve l’ abito non fa il monaco. Ho sempre controbattuto  con  gli  amici che lavorano nel mondo della moda, quando  affermano di vendere un sogno, dicendo , invece che per me stanno vendendo un’illusione. Ovviamente detto questo, ognuno e libero di spendere i propri soldi come vuole. Quando però ho incontrato Michiko, la percepivo in qualche modo diversa. E’ difficile  trasferire una sensazione,  ma era  come se fossi di fronte ad un fragile ornamento di cristallo che sembra così delicato da aver quasi paura di toccarlo, che  non si rompa.  I suoi modi gentili, il suo inglese soffusamente  parlato con accento giapponese,  creavano attorno a lei  un’aura luminosa che mi incuriosiva sempre di più.

Nata ad Osaka nel paese del sollevante, Michiko Koshino proviene da una antica se non la più antica dinastia di confezionatori di Kimono tipico giapponese, un’eredità che si tramanda da più generazioni. Tuttavia la sua iconica madre, Ayako Koshino, è stata quella che cambiato le tradizioni e rivoluzionato l’abbigliamento in Giappone. Fin dalla piu’ tenera età,  Michiko ha potuto giocare nel laboratorio di sua madre ed dare sfogo liberamente alla sua creatività, mentre apprendeva delle tecniche lavorative di grande importanza.

La più giovane di tre sorelle designers. Nel 1974 Michiko –  diplomatasi presso il Bunka Fukuso Gakuin College – la più prestigiosa scuola di moda e design in Giappone, si  trasferisce a Londra da sola, non per fare la designer, ma perché voleva conoscere un’altra cultura. mi dice  “La cultura giapponese, era troppo chiusa per me “.

Ma la moda scorre nel suo sangue. Ben presto comincia a creare progetti innovativi che l’ hanno portata oltre  i confini di entrambe le culture tradizionali sia quella giapponese che quella britannica. La sua ribellione contro l’uso tradizionale dei materiali le dà una nuova direzione e cosi Michiko ben presto comincia  a crearsi un nome con uno stile di moda pionieristico, che ancora oggi influenza lo spirito di un’epoca.

Dopo il suo primo negozio aperto a Covent Garden – con un’atmosfera da locale notturno, con piatti da DJ per completare l’effetto –: Michiko improvvisamente si  ritrova ad essere più famosa delle sue sorelle che avevano rilevato in Giappone l’etichetta della  madre. Al di là del chiederle dei suoi successi,  sto ancora lottando per conquistare la sua fiducia, perché la sua diffidenza sembra impedirle di aprirsi, soprattutto quando faccio domande più specifiche. Devo ammettere, però, che ho sempre ammirato questo atteggiamento rispettoso giapponese di interagire con gli estranei. A  volte credo che nella nostra società occidentale ci spingiamo un po’ troppo nel nostro approccio verso gli altri – ma bisogna stasmettere  sicurezza  direbbero  i coach motivazionali.  In realtà la cosa può anche facilmente diventare una copertura per nascondere una mancanza di sostanza e di cultura.  Ma andiamo oltre.

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Più parlo con Michiko, più mi rendo conto che la sua timidezza mi sta conquistando, riesco a percepire dell’ altro e questo mi fa venir voglia di saperne di più su di lei. Alla fine quando le chiedo di parlarmi delle sua ultima collezione, s’illumina, scompare dietro una parete del suo laboratorio per riemergere con la sua ultima creazione; un cappotto creato in soli due giorni. Si tratta di un capo che si può indossare in due modi, con o senza maniche. Se si opta per la versione convenzionale, con le maniche, sembra quasi un cappotto normale, eccetto che per  gli accessori che lei aggiunge e raccontano una storia diversa. Tuttavia, se non lo si fa, le maniche ampie possono essere drappeggiate intorno al collo creando un look molto elegante.

Michiko compare e scompare dietro quel muro e continua ad uscire con capi sempre più sorprendenti – e mi da l’ impressione che  si sta trasformando in quella che immagino fosse la bambina che giocava nel laboratorio della mamma. Sorride quando posa, è assolutamente proprio agio nel farmi vedere tutto il suo nuovo lavoro.

Le chiedo se abbia un pensiero su ciò che sia  il concetto di lusso nella moda e lei mi dà una risposta molto schietta: “E’ quello che può essere fatto solo a mano e nessuno può riprodurlo”. Certo, va benissimo, ma quanti possono permetterselo? Chiedo.

“Non lo so, ma per ognuna delle mie creazioni esiste solo esemplare” risponde lei.

Quindi da dove viene la sua ispirazione? “Difficile da dire”, risponde, “Perché ci sono svariate situazioni dalle quali attingo, poi le elaboro ed è questo quello che vien fuori; a volte prendo spunto da un sogno,  mi sveglio e la metto in pratica.” Ecco come ha preso forma il vestito paracadute…suppongo. Anche in questo caso la sua originalità ti colpisce.

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Le chiedo  se ammira qualcuno dei suoi colleghi, lei risponde: “Non lo so. Compro quello che mi piace. Ma non conosco molti di loro. Non seguo nessuna tendenza”. Quelle risposte brevi riassumono perfettamente la sua essenza.

Michiko è stato la designer per la sfilata finale di Elite Stardoll, per Kahlen Rondot, la seconda classificata di Next Top Model. La sua linea di abbigliamento si è poi estesa fino a includere cosmetici, biancheria intima, occhiali e accessori che sono venduti a livello globale in Asia, Europa e negli Stati Uniti.

Yen Denim, una varietà limitata di denim giapponese, è un’altra linea, sempre di Michiko, con una vasta clientela.  La linea Michiko è stata vista indossata da celebrità come le Spice Girls, Placebo e Natalie Imbruglia. I suoi affiliati includono i più importanti brands:  Michiko Londra, Sudo (sciarpe lana e acrilico), Ta Feng (ombrelli), Shin Myung Mool San (accendini), Chiyoda Bussan (calzature), Mandom (cosmetici), Gunze (legwear), e Mitsubishi Rayon (abbigliamento casual).

Michiko sta costantemente modificando i confini della moda inserendo nuovi ed  unici tessuti nelle sue creazioni, oltre al concentrarsi sulla progettazione di capi innovativi. Sperimentare nuove idee è quello che Michiko si sforza di fare in tutte le sue opere. Invece di servirsi della tradizione giapponese nelle sue creazioni, guarda, infatti, anche agli aspetti bizzarri e interessanti della moderna società giapponese. Abbigliamento sexy ma confortevole è ciò su cui punta per i giovani consumatori di tendenza. Prendere tessuti classici come il tweed e inserirvi caratteristiche futuristiche in aggiunta al coniugare cultura orientale e occidentale è una delle idee che porta la firma di Michiko.

 

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Alla fine le pongo la famigerata domanda: “Pensa che gli stilisti stiano vendendo sogni o illusioni?”. “Non lo so. Io vendo l’arte delle mie creazioni. ” dice.

Francamente non è difficile credere che stia affermando una  verità, perché l’originalità delle sue creazioni e la maestria che si evidenza nella sue realizzazione sono così uniche, che ogni esemplare è a tutti gli effetti un oggetto artistico. Ecco perchè i vestiti di Michiko siano  diventati una forma di successo, da collezionare e indossare, apprezzati  in tutto il mondo.

 

 

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