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La visone economica di Jeremy Corbyn il nuovo leader laburista Inglese.

Può l’economia del Regno Unito considerarsi al sicuro nelle mani di Jeremy Corbyn?Ovviamente questo presuppone, che il nuovo leader del Partito laburista vinca le elezioni generali fra circa 4 anni. Di certo, però, la gente si sta interrogando sulle sue opinioni. L’economista Steve McCarthy analizza per Dante le idee economiche del nuovo leader laburista.

di Steve McCarthy

Il tasso d’investimento in Gran Bretagna è tra i più bassi del mondo, circa il 15% del PIL. In Francia, per esempio, è del 22%  e si vede. La produttività del lavoro è più alta in Francia che nel Regno Unito, che sta sempre più diventando un’economia a basso salario. Il susseguirsi di vari governi, non ha fatto altro che  cercare soluzioni veloci, per aumentare il livello di produttività, purtroppo non c’è una soluzione rapida a ciò che è in gran parte il risultato di livelli molto bassi d’investimento pubblico da molti anni.

Quando duecentocinquanta mila persone hanno votato per l’elezione di Jeremy Corbyn a leader del partito Laburista lo scorso settembre e di fatto eletto il capo dell’opposizione nella Camera dei comuni, la scarsa qualità delle infrastrutture della Gran Bretagna non era certamente la loro principale fonte di malcontento; piuttosto erano preoccupati per il programma di austerità del governo. Ma le due questioni sono comunque collegate  e lo approfondiremo  più avanti.

I sostenitori di Corbyn fanno parte di un movimento che sta crescendo in tutta Europa, e comprende Podemos in Spagna, Syriza in Grecia, il Movimento 5 stelle in Italia e che si sta estendendo anche ai sostenitori di Bernie Sanders alle elezioni presidenziali statunitensi. Questo movimento è composto da coloro che – disillusi verso i partiti politici storici – che impongono ai poveri e precari politiche di austerità, sostenendo sistematicamente e ricompensando banchieri e imprese,  con una corruzione clientelare che attraversa l’intero establishment politico.

Corbyn ha avuto una vittoria schiacciante – quasi il 60% tra i membri sostenitori del partito laburista – ma ha dovuto anche affrontare la palese ostilità, di molti dei suoi stessi colleghi laburisti membri eletti del Parlamento. Da allora è stato deriso e denigrato dal governo conservatore e dalla maggior parte della stampa britannica, dipinto come una persona con vedute irrealistiche, antiquate e anche pericolose per la politica economica del paese.

Ma le idee finanziarie di Jeremy Corbyn sono in realtà realizzabilissime, sono invece senza fondamento economico le politiche del governo attuale di Cameron e Osborne.  Questo concetto e’ stato sottolineato anche da molti esperti del settore, tra cui il premio Nobel Paul Krugman. Egli ha affermato sul “The Guardian” giornale tendenzialmente di sinistra, il 29 aprile 2015,  poco prima delle elezioni generali:

“Io non so quanti cittadini britannici si rendano conto della misura in cui il loro dibattito economico si discosti dal resto del mondo occidentale, nella misura in cui il Regno Unito risulta  attaccato a  ossessioni  per lo più  derise altrove”.

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Questo è il punto di partenza dell’opposizione di Corbyn al programma di austerità del governo.

Un’economia nazionale non è come un bilancio familiare, che, in una fase di recessione, può fare dei tagli per evitare ulteriori prestiti, anche se questo sembra essere il modello nella mente del ministro delle finanze Osborne.

Il caso è esattamente l’ opposto: una risposta economica per contrastare la recessione  è quella di stimolare l’economia, incrementando le proprie spese.

La risposta peggiore che la politica possa fare e di mettere l’economia ancor più in recessione, tagliando servizi e pagamento di benefits per coloro che sono in fondo della scala dei redditi, riducendo la pressione fiscale sui ricchi. Tale politica è particolarmente perversa in quanto i beneficiari degli aiuti economici spendono il loro introito nel paese facendo girare l’economia, mentre i ricchi hanno una grande propensione al risparmio. Anche il Fondo monetario internazionale (FMI), di solito con principi al quanto conservatori , ha sfatato questa assurdità. In effetti, è stato dimostrato come non funzioni da quando Osborne ha dovuto cambiare programma per andare a presentare un bilancio in attivo, dal momento che il gettito fiscale era inferiore alle attese, nonostante il fregiarsi di un’occupazione in crescita.

Tuttavia, perseguire tali politiche perverse è ciò che il governo ha fatto e sta ancora facendo.  Ciò suggerisce che il suo vero obiettivo sia qualcosa di diverso: ottenere un cambiamento fondamentale nel rapporto dello stato con i cittadini, senza curarsi affatto dei milioni di persone che possono essere ridotte in povertà con il rischio di rottura sociale per la crescente disuguaglianza. La scusa utilizzata è che tale politica ispirerà la fiducia delle imprese e incoraggerà gli investimenti privati ottenendo così maggiori posti di lavoro. Ma, come scrive Krugman: “I dirigenti delle imprese amano l’idea che la salute dell’economia dipenda dalla fiducia, che a sua volta – o almeno così sostengono – richiede una certo indice di felicità”.

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L’alternativa di Corbyn all’austerità enunciata nel suo manifesto pre-elettorale ha due temi principali.

Il primo è quello di apportare varie modifiche fiscali che avrebbero un impatto particolare sui più benestanti ma che attualmente pagano proporzionalmente meno tasse rispetto a molti con un reddito più basso. Non si tratta di un programma completamente elaborato, ma potrebbe includere aumenti delle imposte aziendali e misure per evitare elusione e l’evasione: aumentando l’aliquota marginale dell’imposta sul reddito per coloro che guadagnano più di 100.000£ l’anno, abbassando la soglia per la tassazione di successione, e introducendo una tassa sul patrimonio come Thomas Picketty sostiene nel suo best-seller “Il capitale nel XXI secolo”.

Tali proposte sono ovviamente derise dall’establishment politico tra cui i politici del New Labour, (il nuovo labour che si ispirano a Tony Blair) con la mistificazione che semplicemente si finirebbe per portare le aziende, che presumibilmente creano i posti di lavoro, i cosiddetti “fautori di ricchezza”, all’estero. In realtà, non ci sono prove reali che agli imprenditori debbano essere offerti alti incentivi monetari al fine di mantenerli attivi.  Come Krugman ha sottolineato in precedenza, questo è un mito che il ricco ha creato per servire i propri interessi. Una generazione fa, le imprese fiorivano anche quando i capi erano pagati solo dieci volte tanto quanto i loro lavoratori; ora ci è dato a credere che essi debbano essere pagati cento volte tanto, o anche di più. Altri paesi europei, in particolare la Scandinavia, sembrano aver fatto altrettanto bene come la Gran Bretagna, senza una distorsione così grossolana della struttura salariale.

Il secondo tema nel manifesto di Corbyn è quello di aumentare il tasso di investimenti pubblici in infrastrutture, alloggi ed energie rinnovabili, cosa che ci riporta al punto di partenza. Il governo conservatore ha teso ad abdicare la propria responsabilità circa gli investimenti pubblici nella convinzione che ciò può in gran parte essere delegato al settore privato. Ma l’investimento infrastrutturale garantisce un ritorno solo in termini di lungo periodo e fino a che altri investimenti dello stesso genere avvengono in parallelo o in sequenza programmata. Il settore privato non è in grado di fornire questo: investe nel breve termine.

Corbain-MB_4Così la proposta di Corbyn di creare una Banca nazionale per gli investimenti, per questo scopo, è una proposta economica altamente ortodossa. Tale banca è un modo di portare il finanziamento del settore privato in infrastrutture di proprietà pubblica, senza che ciò risulti sui libri del governo né che lo Stato perda la sua autorità o il controllo del programma di investimenti. Ci sono molti di questi esempi in tutta Europa. La KFW in Germania ha investito in questo modo sin  dalla fine della seconda guerra mondiale ed è ora un importante istituto finanziario, descritto da Global Finance nel 2014 come “la banca più sicura del mondo”.

A livello europeo, la Banca europea per gli investimenti, che è circa il doppio della dimensione della Banca Mondiale, onera lo stesso scopo.  Va di pari passo la proposta di Corbyn che due grandi reti nazionali – le ferrovie e il settore energetico – debbano essere prese di nuovo in mano pubblica, questo potrebbe apparire di vecchio stile, ma non è necessariamente radicale. Sia Francia che Germania, gestiscono sistemi ferroviari altamente efficaci di proprietà pubblica e Electricité de France (EDF) possiede la maggior parte delle infrastrutture di produzione e trasmissione di energia elettrica del paese. Ancora una volta non si tratta delle proposte di Corbyn sulle infrastrutture che sono poco convenzionali, ma piuttosto la fede cieca del governo conservatore negli investimenti privati ​​che sta ora minando la prosperità a lungo termine della Gran Bretagna. Scrivendo sul Guardian il 19 Agosto 2015, Lord Robert Skidelsky, massimo esperto mondiale su Keynes, ha detto:

“Corbyn dovrebbe essere lodato, non castigato, per portare all’attenzione del pubblico queste questioni riguardanti il ​​ruolo dello Stato e il modo migliore per finanziare le sue attività. Il fatto che egli non venga preso in considerazione circa la possibilità di poterlo  fare dimostra la compiacenza pericolosa delle élite politiche di oggi. Milioni di persone in Europa, giustamente, ritengono che l’attuale ordine economico non riesca a servire i loro interessi. Cosa faranno se le loro proteste verranno semplicemente ignorate?”

La creazione di una Banca nazionale per gli investimenti dovrebbe essere valutata per il suoi vantaggi. Corbyn fa una proposta aggiuntiva, e cioè che essa potrebbe essere finanziata dal programma di “allentamento monetario” della Banca di Inghilterra, cioè di stampare in effetti moneta a tal fine, piuttosto che nei confronti delle banche commerciali. A questa idea è stato dato il seducente nome di “People’s quantitative easing”.

Ma se le due proposte debbano essere collegate e se l’economia abbia in questo momento bisogno di ulteriore un allentamento monetario è in discussione. Se lo facesse, il PQE dovrebbe forse essere progettato in modo diverso. Martin Sandbu, scrivendo sul Financial Times il 14 settembre, sostiene che “sarebbe meglio che lo stampare moneta venga indirizzato direttamente alle famiglie, mentre il governo aumenti ricavi alla vecchia maniera.”

Questa sul FT è in realtà un’idea più radicale di quella degli stessi consulenti di Corbyn!

Gli ampi studi di Thomas Picketty in materia, dimostrano che la disuguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza in Gran Bretagna, così come in altri paesi, è ora così ampia come lo era poco prima della prima guerra mondiale. Questo è semplicemente grottesco e sta già causando forte disgregazione sociale, dal momento che sempre più persone non si possono permettere un alloggio sicuro e devono ricorrere a banche alimentari per sopravvivere da un giorno all’altro. In una società prospera come la Gran Bretagna è semplicemente scandaloso che ci sia una tale realtà. Una generazione fa avremmo immaginato che le bidonville dickensiane fossero qualcosa che appartenevano ormai al passato. Purtroppo troppi in Gran Bretagna sono stati trascinati dal mito, accuratamente creato dalla propaganda del governo, che le persone che lavorano sodo sono in opposizione ai profittatori di benefits. Non ci si rende più conto che ad un certo momento una minoranza significativa del “popolo che lavora tanto” si troverà ad aver bisogno di sostegno da parte del sistema di alcune prestazioni, per un periodo di vita, forse a causa della disoccupazione o di una malattia, e accadrà che quelli stessi che criticano i “fannulloni”  diventeranno dei parassiti. Eppure noi sosteniamo ancora tali politiche.

In realtà ben pochi di noi lo fanno, dal momento che l’attuale governo è stato eletto da appena un quarto dell’elettorato. Forse il problema fondamentale è che poche persone veramente capiscono fino a che punto le politiche dei Tory favoriscano sistematicamente i ricchi, la piccola percentuale di persone al vertice della scala del reddito.

Poco prima della sua elezione a capo del partito laburista, quarantadue economisti hanno scritto una lettera congiunta al Guardian, dichiarando:

“L’opposizione all’austerità del leader laburista  è in realtà l’economia convenzionale, anche sostenuta dal FMI tendenzialmente più conservatore, ed ha lo scopo di promuovere la crescita e la prosperità […] nonostante il bombardamento mediatico in direzione contraria,… piuttosto è la politica del governo attuale e i suoi obiettivi, che sono estremi”.

Quanto efficaci saranno Corbyn e il suo team nell’infondere un’economia ortodossa ad un pubblico che ha subito un lavaggio di cervello resta da vedere. Ma sono le politiche che egli sta sostenendo, che manterranno la prosperità del popolo britannico e sosterranno una società coesa, non quelle del presente governo

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