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Spiegando le vele… su inferni, purgatori e paradisi. Stefano Rizzi si racconta

L’estate non è mai la migliore delle stagioni per intervistare un regatante ma Stefano Rizzi, campione mondiale in diverse discipline veliche è ancora per pochi giorni in Italia. Ha appena vinto il titolo nazionale nel Moth, le “vele volanti”, solcando le acque del Lago di Garda su una carena di soli trenta chili che viaggia come un micro-aliscafo a 60 cm dall’acqua ed è prossimo a partire per Hayling Island. In Inghilterra lo aspetta la sfida della Magic Marine Moth World, il campionato mondiale di cui detiene il titolo. Lo contattiamo per dedicargli il numero “verde” sull’ecologia ed etica. E’cordiale ed accoglie con piacere l’idea di essere intervistato per Dantemag, appuntamento al Circolo Nautico di Brenzone del Garda . Lo riconosco mentre avanza con sorriso socievole e due occhi azzurro antartide … meno male che li chiamano lupi di mare.

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Rizzi è considerato tra i migliori tailer , il Kubernete delle vele, colui che sceglie la forma migliore e il loro governo di prua, permettendo ai venti di imprimere la maggior forza possibile all’ imbarcazione. Friulano, cresciuto sul mare a S. Giorgio di Nogaro, ha praticamente imparato a camminare in barca. Usciva in acqua obbedendo al padre sub e comandante di grandi motoscafi tanto che , quando aveva solo quattro anni –per gioco – dice, avevano costruito con il fratello un piccolo Optimist in legno … la sua prima barca. – Sono cresciuto navigando! – esclama sorridendo. Essere in acqua è parte integrante di me da sempre; da piccolo sognavo di diventare comandante di petroliere o grandi navi – Crescendo ha frequentato prima l’Istituto Nautico di Trieste e poi l’Accademia Navale di Livorno, così, anche tutti i suoi studi rappresentano una rotta tracciata a sua misura. Capitano di lungo corso e timoniere per le regate della Marina Militare Italiana, si rende conto però che, tra i possibili mezzi e gerarchie, la vela è quel modus che gli appartiene veramente .

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Cerco di capire qual è il senso della sua sfida con l’acqua – Inizialmente è pura competizione,gara, misurarsi nelle regate con altri team e imbarcazioni. Il senso – dice – è la sfida sportiva dove ti impegni e investi sempre più capacità e prestazioni – A prescindere dalla familiarità che Stefano ha sviluppato fin dall’infanzia con questo elemento, date le imprese sportive compiute ed i successi ottenuti , dev’ esserci comunque in lui una personalità non comune. L’Italia è una penisola, non è difficile immaginare in quanti nascano sulle coste e crescano al mare ma non diventano tutti campioni!

Ripercorriamo insieme alcune delle principali tappe della sua straordinaria carriera:

Centinaia di regate, 7 Giri d’Italia a Vela , 3 AMERICA’S CUP e 3 Giri del mondo iniziando nel 1993 nella WHITBREAD . Vince il secondo Giro del mondo THE RACE 2001 a bordo del maxi catamarano CLUB MED con il quale ha stabilito più record tra cui l’aver percorso in sole 24 ore 655 miglia, battuto il record della più veloce circumnavigazione dell’equatore in 42 giorni nonché l’aver navigato ininterrottamente senza scalo per 62 giorni. L’anno successivo a bordo di AMER SPORT ONE conquista il terzo posto generale nella VOLVO OCEAN RACE 2001-2002 . E’ la più lunga regata che tocca i cinque continenti e richiede 6 mesi di navigazione.

Quel rapporto uomo e mare che tanto affascina le letterature?

E’ poca fantasia e molta esperienza

Si coglie una sincera attenzione nel soppesare le parole, quasi un pudore a non voler apparire “troppo” ma risulta difficile credere che simili imprese epiche possano essere vinte perlopiù per virtuosismi tecnici e chiedo … Anche nelle straordinarie esperienze oceaniche?

No,in effetti – dice, contenendo più l’umiltà che l’entusiasmo– l’esperienza dei giri del mondo che ho vissuto dal ’93 al 2001 mi hanno regalato conoscenze straordinarie. Hanno segnato certamente la mia evoluzione umana. Nelle regate è diverso,vivi uno sport strutturato, l’adrenalina e la concentrazione le investi in uno spazio di tempo circoscritto alla gara e terminata la competizione scendi a terra; durante un giro del mondo senza soste invece diventi un tutt’uno con tutto e tutti. I compagni di bordo,il mezzo, la lucidità e la concentrazione toccano livelli che non ti conoscevi. Vivi per giorni e giorni turni ininterrotti di 4 ore riposo-lavoro. Scatta, si , un rapporto che va oltre la tua competenza professionale e si interpone alla natura. La tua e del mare.

Come si sopporta e gestisce uno stress psico-fisico così forte?

Il regatante d’Oceano deve riconoscere con la testa il rapporto che scatta sia nel team che con se stessi rispetto l’ambiente,deve mantenersi totalmente lucido per elaborare in costante tempo reale il continuo cambiamento . Un’onda non è mai uguale all’altra e viverci in mezzo 24 ore su 24 ininterrottamente per mesi attiva delle forze e dei sensori che diversamente non ti scopriresti avere. Più che una sfida sportiva questa per me è stata grande esperienza.

Quindi quanto incidono nella sopravvivenza la personalità e la conoscenza tecnica?

Più alto è il valore della competizione e analogamente maggiore dev’essere la conoscenza tecnica del mezzo,è fondamentale. Altrettanto è vero che si mettono in gioco capacità individuali.

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Quanto “grande” è l’oceano? Quanto “grande”è l’uomo?

L’acqua non è il nostro ambiente naturale, come non lo è l’aria … devi gestire un ambiente ostile. Dopo The Race non posso negare che il ritorno a terra sia stato un’ impatto difficile. Le voci,gli odori tutto è da riposizionare dentro. Fortunatamente non mi sono mai sentito un disadattato a terra anche se per carattere non amo né il caos né i sovraffollamenti . Quello che porti a casa non sono i trofei ,è quello che fai fatto.

Quanto queste due dimensioni , oceano e uomo, sono “grandi”? rinnovo la domanda sperando voglia regalarci una sua riflessione personale

Sorride … evoluzione o involuzione, non saprei dire. L’uomo non si cimenta più oltre l’agio. Non “riempie” l’esistenza. Il progresso ed i confort raggiunti lo portano anzi a bistrattare la natura. La natura è fatica. Maltrattiamo la natura perché non la riconosciamo, non la capiamo. Quelli che riescono e ne definiscono l’importanza è per quell’l’intelligenza che da loro la misura. Allora,si. la natura ti da anche la saggezza e l’arricchimento interiore. Nell’oceano non c’è replica! Nemmeno nei colori che ogni giorno cambiano. A tutto il tuo essere devi chiedere un adattamento alla fatica costante. Non ci si rende conto di quanto misterioso e grande è il mare … se non vai per mare! Penso solo che l’uomo ha saputo andare sulla luna ma non ancora negli abissi

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1995 Medaglia d’Oro al merito sportivo, più volte Aquila d’Oro per meriti sportivi e nel 2003 l’Oscar della vela. Ha lasciato le grandi imprese per giocare sull’acqua con i moth ,le piccole cosiddette derive volanti, ma giocando “è campione del mondo 2013 Master Moth! Qual è Il prossimo obbiettivo di Stefano Rizzi ?

Mi godo quello che ho fatto e che le esperienze passate mi hanno insegnato. I traguardi che volevo raggiungere li ho raggiunti. Adesso mi diverto, anche con la vela! Dai 280 giorni di regate all’anno passerò ai 60/70. A quattro anni sogni di uscire dalle dighe di S. Giorgio, a ventisei di arrivare al confine del mondo. A 45 anni mi do pace, il prossimo obiettivo è stare tranquillo … sarà l’impresa più grande!

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Già … ai confini del mondo. Il suo “confine” Stefano lo ha cercato e raggiunto. L’uomo per viversi pienamente deve mantenersi in contatto con la natura, da essa ne trae senso e forza. La forza della conoscenza, della fatica fisica, la forza di accettare quello che non puoi dominare e per vincere la paura di quello che invece puoi arrivare a conquistare. Fuori e dentro un sé. La civiltà contemporanea ha investito nell’ evitare ogni fatica, alienando probabilmente gran parte delle proprie risorse … si, penso che anch’essa abbia toccato un suo confine e la speranza è che sappia riprendere una rotta nuova!

 

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